Shadowhunters: Le Cronache dell'Accademia - Recensione

Dopo quanto è accaduto nella Città del fuoco celeste, Simon Lewis – che stato prima umano e poi vampiro – ha perso tutti i suoi ricordi e non sa più chi è veramente. Sa per certo di essere amico di Clary e anche di aver convinto la bellissima Isabelle Lightwood a uscire con lui, ma non ha memoria di come ci sia riuscito. E quando si rende conto che le due ragazze, ma non solo loro, iniziano ad aspettarsi da lui che si comporti come farebbe il ragazzo che conoscevano tanto bene, la situazione diventa insostenibile. Decide perciò di entrare nell’Accademia Shadowhunters e iniziare l’apprendistato per diventare un cacciatore di demoni. Forse, spera Simon, in questo modo riuscirà a ritrovare se stesso, qualunque cosa questo significhi.

Le cronache dell’Accademia Shadowhunters raccoglie per la prima volta in un solo volume tutte le tappe dell’impegnativo apprendistato da Shadowhunters di uno dei personaggi più amati di “The Mortal Instruments”. I dieci racconti, scaturiti dalla penna di Cassandra Clare, Sarah Rees Brennan, Maureen Johnson e Robin Wasserman, pubblicati originariamente in e-book, sono arricchiti dalle illustrazioni di Cassandra Jean.

Titolo: Shadowhunters – Le cronache dell’Accademia

Autori: Cassandra Clare, Sarah Rees Brennan, Maureen Johnson, Robin Wasserman

Illustrazioni: Cassandra Jean

Traduzione: Manuela Carozzi

Genere: fantasy

Editore: Mondadori

Anno: 2017

Pagine: 645

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/8804686359

Non mi ero resa conto di quanto mi mancasse il mondo di Shadowhunters fino a quando, in cerca di qualcosa da leggere nella mia libreria, non mi è capitato tra le mani questo volume.

Le Cronache dell’Accademia è un insieme di racconti che navigano tra presente e passato, i cui protagonisti sono volti già noti o ancora da conoscere del vasto mondo di Shadowhunters. A fare da cornice a tutto c’è la storia di Simon Lewis che, dopo aver perso la memoria alla fine della Mortal Instuments, entra nell’Accademia Shadowhunters appena riaperta con l’intento di diventare un Nephilim e con la speranza che questo lo aiuti a ritrovare quella parte di sé che sembra avere perso per sempre, quella parte che vuole bene a Clary e ama Isabelle Lightwood.

«Non lasciare che sia qualcun altro a dirti chi sei. Tu sei la fiamma che non può essere estinta. Sei la stella che non si può smarrire. Sei chi sei sempre stato, e questo basta e avanza. Chiunque ti guardi e veda il buio è cieco.»

In Accademia, insieme a Simon troviamo altri ragazzi con cui il nostro protagonista fa amicizia. Tra essi spicca George Lovelace, il compagno di stanza di Simon, che diventa per lui come una sorta di fratello, una specie di parabatai mancato.

Simon e George insieme imparano a convivere tra la muffa e i topi, ma soprattutto imparano a lottare per un mondo più giusto, un mondo dove gli studenti non sono divisi tra Nephilim e “feccia” ma dove ognuno viene accolto e viene apprezzato per ciò che è, indipendentemente dalla famiglia a cui appartiene.

La vera lotta di Simon all’interno dell’Accademia non sono i demoni, non è la minaccia di non sopravvivere all’Ascensione, ma sono i pregiudizi sociali, una mentalità chiusa che solo Simon può sperare di cambiare dall’interno. Perché lui è un Mondano, ma è stato anche un Nascosto, ha subito sulla sua pelle i pregiudizi e anche ora che è considerato un eroe per ciò che ha fatto durante la Guerra Oscura non riesce a scollarsi di dosso la sensazione del disprezzo.

«Sì, voglio provare a cambiare il mondo come Shadowhunter. Lo voglio davvero. Voglio provare a cambiare il Conclave da dentro. Voglio quel potere particolare per aiutare la gente. Vale la pena di correre il rischio.»

Se, da una parte, facciamo la conoscenza di nuovi personaggi, dall’altra ritroviamo tutti i volti più amati. Come Isabelle, Clary e Jace, Alec e Magnus, Catarina, Terra e Jem, fino alla famiglia Blackthorn che sarà poi protagonista della successiva trilogia.

Le Cronache dell’Accademia, quindi, non è un volume a sé stante. È un ponte tra quello che c’è stato e quello che ci sarà. Chiude delle porte, delle storie lasciate in sospeso, e ne apre delle altre, creando ganci a cui si aggrapperanno le storie che verranno.

Non è solo un agglomerato di storie, è una narrazione complessa che scava le sue radici nell’essenza della società Shadowhunters e che non dimentica di colpirci sul lato emotivo, di farci ridere, ma anche di farci piangere. Di farci emozionare.

"Essere uno Shadowhunter significava, lo sapeva, essere in intimità con la morte.
Ma del resto anche essere uomo."

4 stelle su 5


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